I Pitagorici
I Pitagorici Tutto ebbe inizio quando Pitagora, filosofo e matematico, (Samo tra 580 e il 570 a.C.- Metaponto, 495 a.C.) si trasferì da Samo a Crotone (una città in Calabria), e lì fondò la "Fratellanza Pitagorica", un'organizzazione politico-religiosa, diversa dalla scuola di Mileto, soprattutto per il suo carattere quasi sacro. I pitagorici credevano che il numero fosse l'identificazione dell'archè, perché tutto deriva dai numeri tramite formule matematiche.
I discepoli di Pitagora si differenziavano in due gruppi:
- gli acusmatici :(dal greco akùo, "ascolto", quindi "ascoltatori") ai quali era imposto il silenzio e una rigida disciplina di comportamento;
- i matematici: i quali potevano domandare ed esprimere le proprie opinioni;
Le dottrine fondamentali dei pitagorici erano:
- la dottrina dell'anima: dove si sosteneva che l'anima si poteva liberare dalla prigionia del copro e dalla rincarnazione (secondo loro l'anima espiava i sui peccati rincarnandosi) grazie all'ascesi e all'esercizio della filosofia;
- la dottrina del numero: il cosmo (dal greco kòsmos, cioè ordine o universo), inteso, secondo i pitagorici, come ordine misurabile, in cui le relazioni tra le cose sono le relazioni tra i numeri, da cui nasce il pensiero delle cose imperfette (cioè fatte da numeri pari e quindi non limitati) e delle cose perfette (cioè fatte da numeri dispari quindi limitati).Bibliografia:
Domenico Massaro, "La merviglia delle idee", Pearson Italia, Milano - Torino, 2015
Sitografia delle immagini:
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